Pittore italiano · 1930 — 2013

Biografia

Da Monza a Milano, dal Bar Jamaica al Conero: ottant'anni di pittura attraversati dal Realismo Esistenziale, dal jazz e dalla luce mediterranea.

1930 — 1949 · Origini

Monza, gli anni della formazione

Giancarlo Cazzaniga nasce a Monza il 20 settembre 1930 in una famiglia operaia: il padre, lavoratore in fabbrica, non può permettersi di pagargli una scuola d'arte. Si trasferisce presto a Milano, dove inizia a guadagnarsi da vivere come pittore di mestiere — i muri, le insegne, i decori — coltivando in privato la propria vocazione.

1950 — 1956 · Cimabue, Brera, via Brera

L'apprendistato

Nel 1950 si iscrive all'Accademia d'Arte Cimabue e fa le sue prime esperienze formative; in seguito frequenta anche Brera. È il giornalista e critico Aurelio Sioli a introdurlo nell'ambiente artistico di via Brera, in particolare alla famosa latteria delle sorelle Pirovini in via Fiori Chiari.

In quegli anni stringe rapporti con artisti come Alfredo Chighine, Ennio Morlotti, Roberto Crippa e i giovani che diventeranno i protagonisti della stagione milanese del dopoguerra.

«Il Bar Jamaica non era solo un locale: era una scuola, un giornale, un atelier collettivo.»

1955 — 1964 · Realismo Esistenziale

Gli "artisti del Jamaica"

Cazzaniga diventa una delle presenze costanti del leggendario Bar Jamaica in via Brera. Insieme a Bepi Romagnoni, Mino Ceretti, Gianfranco Ferroni, Giuseppe Guerreschi, Tino Vaglieri, Floriano Bodini e Giuseppe Banchieri dà vita al gruppo che il critico Marco Valsecchi battezzerà Realismo Esistenziale.

Sono pittori «engagés» che vogliono raccontare la realtà cruda del dopoguerra: interni di studio, periferie milanesi, figure scarne, oggetti consumati. La prima personale è a Brescia (1957); nel 1958 espone alla Permanente di Milano; nel 1959 vince il Premio San Fedele.

1958 — 1994 · Jazz Man

La pittura come musica

Frequentando il Bar Jamaica e il Santa Tecla, Cazzaniga conosce il chitarrista Franco Cerri, con cui stringerà un'amicizia che durerà tutta la vita. Per il tramite di Cerri si avvicina ai grandi del jazz internazionale che passano da Milano: Chet Baker, John Coltrane, Miles Davis. Esistono fotografie di Cazzaniga e Chet Baker nel suo studio di via Garibaldi.

Da quegli anni nasce la serie Jazz Man: sassofonisti, trombettisti, contrabbassi, corpi che suonano. È la serie che lo rende celebre alla XXXI Biennale di Venezia (1962), e che continuerà a sviluppare — fra pittura e incisione — fino al 1994. Sedici delle sue incisioni sono oggi conservate al British Museum.

1965 — 1990 · Conero, ginestre, naturalismo

La scoperta della luce

Dalla metà degli anni Sessanta lo sguardo di Cazzaniga si volta verso la natura. Nel 1965 partecipa alla Quadriennale di Roma; nel 1966 torna alla Biennale di Venezia. Negli anni Settanta scopre il Monte Conero e il borgo di Portonovo, sulla costa marchigiana: l'azzurro del mare dominato dal giallo della ginestra diventa un soggetto ricorrente.

Nasce così il filone naturalistico che lo accompagnerà per il resto della carriera: ginestre, glicini, girasoli, eriche. La pittura si fa più luminosa, materica, ma resta meditativa — un'esistenza guardata attraverso la botanica.

«Le ginestre del Conero hanno il giallo dell'ottone di un sassofono.»

1990 — 2013 · Gli ultimi anni

Il maestro

Nel 1994 riceve il Premio Città di Jesi — Rosa Papa Tamburi, riconoscimento del suo legame con le Marche. Continua a dipingere e a esporre fino agli anni Duemila, alternando i due grandi temi della sua vita: il jazz e la natura.

Muore a Milano il 5 dicembre 2013, all'età di 83 anni. Una antologica nel 2016 a Milano ricorda la sua figura come uno degli ultimi protagonisti della grande stagione milanese del Realismo Esistenziale.